Nel panorama attuale della sicurezza e salute sul lavoro, la valutazione del rischio stress lavoro-correlato non è solo una buona pratica, ma un preciso obbligo di legge, seppur riguardo a questo non sempre ci sia chiarezza. Viene infatti spesso ignorato o sottovalutato, come se fosse un’opzione facoltativa o un adempimento formale, quando invece si tratta un obbligo di legge a tutti gli effetti.
Inoltre, le più recenti linee guida europee ci indicano chiaramente che non basta fermarsi qui. È fondamentale adottare un approccio più ampio e proattivo: la valutazione estesa dei rischi psicosociali.
Limitarsi a considerare solo lo stress è una visione riduttiva e, a lungo andare, inefficace. Esistono infatti numerosi fattori che, pur non manifestandosi immediatamente come stress, possono minare seriamente il benessere dei tuoi collaboratori, la loro produttività e il clima generale in azienda. Parliamo di elementi cruciali come:
- Carico di lavoro eccessivo o insufficiente: non solo la quantità, ma anche la complessità e la varietà delle mansioni assegnate.
- Mancanza di controllo: scarsa autonomia o potere decisionale sul proprio operato.
- Supporto sociale carente: assenza di un adeguato sostegno da parte di colleghi o superiori.
- Conflitti e dinamiche relazionali negative: episodi di bullismo, molestie o aggressioni.
- Squilibrio vita-lavoro: difficoltà oggettive nel conciliare impegni professionali e personali.
- Insicurezza del lavoro: la percezione di precarietà o l’assenza di prospettive di crescita.
Questi fattori, se trascurati, possono portare a demotivazione, aumento dell’assenteismo, calo della performance e, nel tempo, gravi problemi di salute fisica e mentale, con ricadute dirette sulla tua attività.
L’Approccio Europeo: Un Obbligo Rafforzato dal Coinvolgimento
Organismi autorevoli come l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) non lasciano spazio a interpretazioni: la prevenzione dei rischi psicosociali va oltre la semplice gestione dello stress. È necessario indagare e agire sulle cause profonde e sui fattori di rischio all’origine (https://osha.europa.eu/it/themes/psychosocial-risks-and-mental-health).
Questo significa che l’obbligo normativo si evolve, richiedendo un’attenzione concreta e mirata a costruire un ambiente di lavoro complessivamente più sano, equo e produttivo.
Un pilastro fondamentale di questo approccio è il coinvolgimento attivo dei lavoratori. Sono loro, infatti, a vivere quotidianamente l’ambiente aziendale e a percepire i rischi in prima persona. Le linee guida europee evidenziano che il coinvolgimento dei dipendenti nella fase di identificazione e valutazione dei rischi psicosociali non è solo una raccomandazione, ma un elemento essenziale per l’efficacia del processo di valutazione:
- Identificazione di rischi latenti: Solo i lavoratori possono far emergere problematiche specifiche e dettagliate che altrimenti rimarrebbero inosservate.
- Maggiore accettazione delle soluzioni: Un processo partecipato genera un senso di appartenenza e una maggiore adesione alle misure preventive adottate.
- Promozione di un senso di proprietà: I dipendenti si sentono parte attiva della soluzione, non semplici soggetti passivi della valutazione.
Adottare una valutazione dei rischi psicosociali più ampia non è un’opzione aggiuntiva, ma un’evoluzione necessaria del tuo sistema di gestione della sicurezza. È un investimento concreto nel benessere delle persone e, di riflesso, nella resilienza e nel successo a lungo termine della tua organizzazione.
ARGU GROUP ti supporta nell’implementazione di una valutazione dei rischi psicosociali che diventi anche uno strumento strategico per la crescita e il benessere della tua azienda.
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